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Babble! » Danger Zone

Danger Zone

Girata la boa, il campionato prende le sue forme. Red Bull probabilmente arrivata al top dello sviluppo, McLaren e Ferrari come migliori forze in campionato e Lotus come outsider sempre pronta a “zampare” qualora se ne presenti l’occasione. Ora come Monza sia stata un coacervo di colpi da “cecchino” per il campionato del Nano, dopo il patatrac di Spa, è tutto da capirlo, ma, si sa, fortuna (nel senso di caso) juvat.

Hamilton: visto armeggiare con aria circospetta intorno alla macchina di Alonso tra q2 e q3, ha trovato finalmente il bandolo della matassa per le sue vittorie: far finta di essere in scapagnata domenicale, convertendo le soste ai box in soste all’autogrill. Insospettabilmente tutto è filato liscio.
Perez: Sauber continua a lanciare la campagna due piloti due tattiche, comprensibile, ma il messicano alla fine viene spesso premiato seppur con merito. Stavolta andava talmente forte che neanche il classico “we need this position” è riuscito a fermarlo.
Alonso: oggi dire culonso è poco, però questa Ferrari finto-lenta regala allo spagnolo una grinta mai vista con le altre esperienze: gaudemus igitur. Piccola nota di fiele. La scanizza con Vettel (fotocopia dello scorso anno a ruoli invertiti) ha portato esiti diversi, Vettel vinse la gara e non fece un frizzo, il nano ha chiamato subito mamma per segnalare la scorrettezza (che, sarò di parte, ma non l’ho proprio vista, considerato che era dietro e si è buttato dentro il tedesco). Il primo che dice “ma anche Senna in Brasile quando prese Nakajima fece lo stesso”, ricordo che il brasiliano lo fece solo per informare i box che doveva cambiare l’ala.
Massa: per 3 giri ha fatto vedere che è ancora in grado di pilotare una F1, poi è scesa la saudade, la voglia di casa, di un bicchiere al bar con gli amici. Peccato che la gara non fosse finita ancora.
Raikkonen: il Renault non spinge, ma Kimi c’ha messo del suo per fasse du’ sonni. Rettifica: dal 6° giro stava correndo senza Kers: invertite il giudizio 🙂
Schumacher: dopo la commovente intervista in cui ha dichiarato di essere deluso per non poter puntare al campionato, ha ben pensato di prendersi la pennichella solo per metà gara.
Rosberg: ha smenacchiato a dx e manca con piglio di superbia, solo che non basta più perché il compagno s’è svegliato. Vedremo
Di Resta: come si passa bene il caro Paul non si passa nessuno.
Kobayashi: tattica sbagliata per Nippon Banzai, il pool di ritiri l’ha portato a prender punti
Senna: oddio signore! L’ha chiappati quasi tutti e poi si lamenta: un vero finomeno
Maldonado: considerato il numero di giri veloci che ha fatto segnare nelle prime tornate e la posizione finale, ha fatto il fenomeno, solo che è partito merdesimo
Ricciardo: no, dico, si è rotto il cordone ombelicale e l’australiano è finito (fuori punti) lontano dal compare. Ha manico, ma non si distingue.
D’Ambrosio: bah! bhof! Almeno Pic va come Glock se non di più.
Kovalainen: Continua a menare Petrov, ma non basta
Petrov: continua ad essere menato da Kovalainen, salvo catastrofi epocali
Pic: io penserei ad un giro su una macchina decente.
De La Rosa/Karthikeyan: ottimi sostituti dei coni stradali.
Webber: oggi, come in altre occasioni, ha mostrato che se la macchina non lo soddisfa non è in grado di fare la differenza, è una pecca che può essere determinante tra vincere un campionato e vincere qualche gara.
Hulkenberg: “Io girato kome mizzile, poi makkina zpenta! Porc…”
Vettel: Oggi nn t’ha ditt’ culo (oggi non sei stato fortunato – cit. in vernacolo perugino). La macchina più lenta del lotto (come v. di punta) l’aveva lui, s’è sbattuto e tanto, ma…
Button: “Excuse me sir…”. Poi non si senta altro che un pianto dirotto. Dopo il gemello cattivo anche il gioco dello scambio macchina con Hamilton non è andato troppo bene.
Vergne: s’era rotto le palle di finire assieme a Ricciardo (oramai vanno anche al cesso assieme) e allora ha provato a tirare la macchina nel muro.

p.s.: Filippi torna in GP2 dopo un anno che non corre e fa primo, poi venitemi a parlare di Bianchi, Valsecchi e quell’altra massa di figli di papà

 



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