Il goulasch è servito

Con la corsa in terra Ungherese sembra di aver assistito alla restaurazione asburgica, avvenuta in Europa nel 1815. Dopo la rivoluzione BrawnGP e l’impero Red Bull, tornano sul trono Ferrari e McLaren. Fu vera gloria? La Ferrari per la verità si è posta sullo scranno della terza forza in campo già da un po’ di tempo. La sorpresa, casomai, è la casa di Woking i cui interventi aerodinamici hanno fatto passare le vetture di Hamilton e Kovalainen dalle ultime posizioni alla testa della gara.
L’Hungaroring a dirla tutta non è una pista “normale”, appartiene di fatto ai circuiti anomali, laddove spesso i valori in campo subiscono grossi scossoni. Manca quasi un mese al Gp di Valencia (altra pista Kinder, ossia effetto sorpresa) e 35 giorni per tornare a mettere le ruote su di un circuito per piloti e macchine, non per soldi e passerelle.
Un mese, per gli stakanovisti della progettazione, gli operai dell’assetto, equivale ad un nostro anno solare. Questo per dire che possiamo aspettarci di tutto quando la stagione sportiva e quella lavorativa volgeranno verso l’autunno, quando le domeniche saranno condivise con la stagione calcistica. La risposta fuor di metafora è: non è stata vera gloria. L’attesa è d’obbligo.
Felipe Massa: tutti gioiscono per il fuori pericolo, in realtà il rischio della vita è stato escluso fin dal primo ricovero. Ci chiediamo il perché questo continuo allarmismo fuori luogo, in fondo si tratta dell’incolumità di una persona. Il dubbio è, e nessuno ha il coraggio di chiederlo, se Massa riuscirà a tornare a guidare una monoposto con la stessa velocità di prima. Quella è la sfida per ogni pilota, vittima di un grave incidente. Come lo fu, un tempo, per un carissimo antipatico: Niki Lauda. Parlando di antipatici, torna ad aleggiare il fantasma di Michael Schumacher, tra l’altro ultimo pilota Ferrari, prima di Massa ad aver subito lesioni in una gran premio (era la gara di Silverstone 1999).
Il tedesco, in coppia con Raikkonen, andrebbe a realizzare una parata in pista di 14 titoli mondiali in rosso. Come dire, l’intero palmares costruttori della McLaren, la storia degli ultimi 10 anni di Formula 1. Questa sarebbe pubblicità vera, fatta di eventi sportivi, non la spenta polemica tra i finti opposti FIA/FOTA.
Oltre le ovvie conclusioni dei parallelismi fra la verve polemica di Montezemolo nei confronti della federazione e i risultati in pista della propria vettura. In questi giorni si è dipanato un nodo che ad inizio anno ci aveva attabagliato non poco: perché Todt stava abbandonando la presidenza della Ferrari? Jean todt è un mastino, in senso buono. Gran lavoratore, attento a tutto, dalla relazione umana ai dettagli tecnici. E’ un vincente nato: ha condotto la Peugeot alla vittoria nel mondiale rally, alla vittoria del campionato sport prototipi, compresa la 24 ore di Le Mans. Ha reso vincente la Ferrari dopo 22 anni di astinenza. Todt, eliminata la stretta somiglianza con il nostrano Alvaro Vitali, è un uomo estremamente ambizioso. Pensavamo si fosse abbandonato al passare del tempo, magari al pensiero di un meritato riposo. In realtà era al lavoro di un progetto ben più ambizioso, quale la presidenza della Federazione Internazionale dell’Automobilismo, aiutato dall’amico di sempre, il caro, Luca Cordero. Che Montezemolo lo abbia fatto per assicurarsi un altro decennio di vittorie?
Pare che il lunedì dopo la gara si sia intravisto un annuncio sul circuito magiaro: “Smarrita fedele amica di sempre. Risponde al nome di Competitività. Amici dal Brasile e dall’Inghilterra ne piangono l’assenza, in caso di notizie, chiedere di Ross”.



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